Lontano dal bersaglio
Dove si è sbagliato?
Un mio amico chiedeva ad alta voce «dove si è sbagliato?» ogni volta che ci imbattevamo in qualcosa che sembrava impossibile da superare. Il mio amico non cercava un colpevole, ma il punto in cui la direzione era cambiata inosservata molto tempo prima e solo ora diventava visibile. Questo libro pone la stessa domanda su due scale, in una singola vita umana e nella storia dell’umanità, e in entrambe trova lo stesso meccanismo. Aristotele lo chiamava hamartia, il tiro mancato: la freccia è scoccata sul serio verso il bersaglio, ma lo manca. Paolo usa la stessa parola, che le Bibbie italiane traducono «peccato» e portano così nel linguaggio della colpa; questo libro la restituisce al linguaggio del meccanismo.
Robin attraversa il libro: una brava lavoratrice, la prima ad arrivare in ufficio, che non ha mai mancato un bersaglio. Una mattina Robin resta seduta in macchina davanti all’ufficio e non riesce a entrare. Molti riconosceranno qui il burnout, e il riconoscimento è giusto: un tiro mancato ripetuto cresce fino a diventare un disallineamento che logora la persona, perché la misura agisce soltanto attraverso di lei. La storia può tuttavia lasciare l’impressione che il luogo cambi solo in un crollo e che il prezzo della svolta sia sempre un congedo per malattia. Il libro sostiene altro: il crollo è un modo tardivo e costoso di fermarsi, i cui segni durano a lungo, ma la stessa svolta può essere riconosciuta prima del parcheggio.
Paolo chiamò questa vita «sotto la legge», hypo nomon, e le pose accanto la vita «sotto la grazia», hypo charin (Rm 6,14). Tradizionalmente la prima è stata letta come osservanza della regola e la seconda come libertà di metterla da parte, ma in entrambe l’atto si decide in rapporto alla regola. Questo libro legge diversamente: entrambe sono un rapporto con lo stesso meccanismo, e la differenza sta nel fatto che il meccanismo sia visibile o no. Sotto la legge è nascosto e perciò governa; una volta visto, può essere detto ad alta voce, come fa Paolo: non sono più io a farlo, ma il tiro mancato che abita in me (7,17). Sotto la grazia è visibile, e perciò non guida più ciò che si fa, anche se il tiro mancato non scompare.
Perché questa lettura diventa possibile proprio ora? Il libro è stato scritto in dialogo con un modello linguistico: un lettore umano ricava spesso il significato di una parola dal dizionario, un modello linguistico dal compito che la parola svolge nella frase e nella storia. L’attenzione si sposta allora da ciò che una persona gestisce e padroneggia al modo in cui prende parte a una storia più grande di lei. Un modello linguistico può mettere alla prova un’affermazione solo secondo le regole del linguaggio, e il modello regge solo quando una persona lo riconosce nella propria vita. I prompt e le modifiche sono visibili in una pagina a parte, perché si possa vedere l’origine di ogni affermazione, e il libro segue il movimento senza prendere posizione sulla sua causa.
Il libro legge il movimento attraverso tre testi antichi scritti a secoli di distanza: la Genesi descrive l’inizio, la Lettera ai Romani la svolta e l’Apocalisse la fine. Sette saggi procedono in tre atti come un dramma, i loro capitoli si rispecchiano a coppie e le figure mostrano lo stesso movimento senza parole. Alla fine l’epilogo raccoglie i tre testi in un unico modello e in un unico arco, l’arco che il lettore ha percorso dall’inizio alla fine. Se lo sfinimento è già la vita di ogni giorno, il libro non sostituisce un aiuto o un medico, né intende farlo. Può però mostrare in quale punto del movimento si trova il lettore e in quale direzione il movimento prosegue.
Woodslope, Ognissanti 2026
Laurentius Paulus