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La traduzione italiana è stata realizzata da Claude e non è ancora stata rivista. Se una frase sembra strana, confrontala con l’originale finlandese o con la versione inglese. Gli errori possono essere segnalati a pamphlet@woodslopecabin.com. Il testo verrà corretto man mano in base ai riscontri.
Italian translation by Claude, not yet proofread. Compare with the Finnish original or the English version; report errors to pamphlet@woodslopecabin.com. Corrections will follow feedback.
IIIIII
Epilogo · La porta
Dopo i saggi

La porta

Dove ci troviamo ora?

Il prologo ha aperto la porta con la domanda «dove è andato storto?», e il libro l’ha attraversata con tre testi antichi e una persona, Robin. Lungo il cammino i testi sono sembrati tre modelli diversi: la nascita del linguaggio nella Genesi, la vita sotto la legge nella Lettera ai Romani e la caduta della città nell’Apocalisse. Alla fine sono un unico modello, le cui tre fasi si susseguono necessariamente, sulla scala di una persona e di tutta l’umanità. La prima fase racconta come comincia il tiro mancato, la seconda come cresce il suo disallineamento, e la terza come finisce il suo dominio. Così la porta che il prologo aveva aperto è ora chiusa alle nostre spalle.

Nella prima fase un essere umano entra nel linguaggio e comincia a mirare. Dà un nome agli animali, riceve il primo limite e vede sé stesso da fuori, come in uno specchio, e nello stesso momento la meta diventa qualcosa che va assicurato. L’assicurare è il punto in cui comincia il tiro mancato: la mira si sposta dal bersaglio ai mezzi per tenerlo stretto, e nessuno dentro la storia lo vede. La Genesi lo racconta in un giardino, in due brevi capitoli, e lo stesso ordine ritorna nella vita di ogni bambino che impara a parlare e nella storia antica dell’umanità. Le domande «Dove sei?» e «Chi te l’ha detto?» restano aperte, in attesa del lettore che vi riconosca il proprio posto.

Nella seconda fase il tiro mancato è vissuto dall’interno, e nella storia il suo disallineamento diventa troppo grande. Il capitolo 7 della Lettera ai Romani descrive una persona che vede di vivere sotto la legge e lo dice ad alta voce: vuole il bene e non lo raggiunge (7,19), e una volta visto, il meccanismo non domina più. Nei capitoli 9–11 lo stesso movimento appare sulla scala dei popoli, quando l’inciampo di Israele apre la storia a tutti i popoli e il disallineamento cresce tanto da non poter più essere corretto dal punto in cui ci si trova. Il parcheggio di Robin è la forma privata di questa fase, e il grido del nostro tempo ne è la forma comune. In entrambe, sforzarsi di più non fa che accelerare il crollo.

Nella terza fase il disallineamento si scioglie, ma non grazie a una prestazione migliore. La città dell’Apocalisse cade dall’interno, perché consuma ciò che era stata costruita per proteggere, e la stessa caduta libera coloro che consumava. Lo scioglimento è un cambiamento di luogo: il meccanismo viene alla vista, una persona poggia sulla storia anziché sulle proprie misure, e il tiro mancato perde il suo dominio, anche se non scompare. Paolo chiama questo luogo en Christō, la vita sotto la grazia, e l’Apocalisse lo raffigura come una città la cui acqua non si può comprare. Il riconoscimento è la porta verso questo luogo, ed è aperta prima del crollo.

La domanda del mio amico, posta tante volte, ora ha una risposta: niente è andato storto. Il tiro mancato, che cominciò con il linguaggio e venne alla vista solo quando il suo disallineamento non si poteva più ignorare, fa parte della trama, sulla scala di una persona e della storia. Mentre la porta della domanda «dove è andato storto?» si chiude, se ne apre un’altra, e lo sguardo si volge dal passato al futuro. Se il tiro mancato è la forma della trama, la trama mostra anche in quale direzione prosegue il movimento, benché non dica che cosa accadrà. Sulla soglia della seconda porta la domanda è «dove ci troviamo ora?», e lì comincia il libro successivo della serie.